Finalmente, il Pentagono ha approvato il mio volo di orientamento sull'f16

sono così eccitato che stanotte non ho chiuso occhio.

L'aria del mattino è ancora fresca,  nelle vaste aree erbose che fiancheggiano gli shelter dove sono ricoverati gli aerei, l'erba è bagnata dalla rugiada.  Il sole sta sorgendo e le potenti luci dei fari che illuminano le piazzole di cemento si spengono lentamente. Ombre veloci in uniforme mimetica aprono le porte blindate degli hangar, i rumori di una giornata di normale lavoro già riempiono l'aria. Dalla porta dell'edificio del comando di Squadrone esce Paolo che mi vede ed alza il braccio in segno di saluto, dietro di lui il Maggiore pilota,  Andy "Popeye" Hansen ci insegnerà i basilari della sopravvivenza. Con lui ci affrettiamo verso lo shelter dove impareremo le procedure di sopravvivenza in caso di imprevisti.
Paolo è il responsabile delle pubbliche relazioni del 31°FW. Abbiamo già avuto modo di apprezzare la sua preziosissima opera in altre occasioni, ma soprattutto la sua grande pazienza nel tradurre le conversazioni a quelli che come me povero ignorante,  non conoscono la lingua. Entriamo nello shelter e le porte blindate si chiudono alle nostre spalle, la carlinga mozzata di un F16 ci aspetta con il canopy sollevato,a turno ci caliamo al suo interno, e con la  paziente guida del Maggiore......iniziamo a memorizzare la posizione e la funzione di un numero infinito di interruttori e spie luminose, la maniglia gialla a striscie nere che spunta in mezzo alle gambe è la più inquietante, comanda la carica esplosiva che lancia il seggiolino di espulsione, egress,egress,egress,  spero che il pilota non pronunci

 

mai queste parole, non so se avrei il coraggio di tirare la maniglia. Ossigeno, i comandi per il flusso dell'ossigeno sono alla mia destra dietro lo schienale del seggiolino,  per raggiungerli, bardato come un astronauta, devo compiere azioni di contorsionismo delle quali non mi credevo capace, c'è anche il tubo da collegare ai pantaloni anti-G e i pulsanti per posizionare correttamente il seggiolino.
 A sinistra   invece
la radio con  manopole e quadranti dei sistemi di comunicazione  e la manopola che dovrò armare al momento del rullaggio, quella che attiva la carica esplosiva sotto al seggiolino, il Maggiore insiste a lungo su questo argomento. Via via che lui parla e Paolo traduce cerco di memorizzare tutto, ma il tempo è poco e subito passiamo ai sistemi di sopravvivenza 

Abbandonata la carlinga ci avviciniamo ad un manichino vestito di tutto punto, appeso a mezz'aria per mezzo  delle cinghie di un paracadute, così apprendiamo che la dotazione comprende una ricetrasmittente palmare, diversi razzi di segnalazione, un canotto gonfiabile e il famoso repellente per gli squali. E' a questo punto che penso, nel caso in cui dovessi precipitare in mare, gli squali se ne starebbero comunque alla larga sentendo l'odore delle mie emissioni.
Sono ormai le dieci a.m, come dicono gli anglofoni, mentre per noi sono le 10 di mattina, e non è che cambi molto, in ogni caso ci avviamo al centro di medicina dove ci sottoporremo ad un check-up, mirato a verificare la nostra idoneità fisica al volo sotto stress, l'ufficiale medico ci guarda sconsolato, probabilmente è il mio aspetto poco marziale che non lo convince, del resto l'unica attività ginnica che pratico  è scendere dal letto al mattino. Fortunatamente il medico è di manica larga, quindi superiamo anche questa fase.

 E' il momento di indossare la tuta di volo e prendere le misure per il casco e il
vestiario anti-g. Se lo sguardo del medico era sconsolato, quello del sergente
addetto alla vestizione era invece palesemente divertito. Costei, perchè è di un sergente donna che stiamo parlando, sicuramente si è chiesta chi mai avesse avuto la brillante idea di vestire da pilota uno che al massimo poteva aspirare
a fare da zavorra.
Comunque, dopo essermi infilato la tuta e i pantaloni anti-g, questi dovevano essere adeguati al mio corpo, ecco che la sergentessa  si  mette a tirare dei lacci che poi annoda con forza come nei busti di Vittoriana memoria,  in breve tempo la mia pancetta da ragioniere  scompare e lei può guardare con soddisfazione il suo lavoro.

 La medesima operazione viene ripetuta con il casco, e nella frenesia dei movimenti rompo in due l'unico paio di occhiali che ho portato con me. Sono ridotto alla cecità quasi totale come Mr. Magoo.

Cerco di ringraziare la sergentessa  per l'indispensabile aiuto proffusomi. Lei per tutta risposta con un abile colpo della mano, mi toglie i pantaloni anti-g, facendo nuovamente debordare tutto il  mio grasso in eccesso.

Mi restituirà l'abbigliamento dopo il briefing con i piloti, dopo aver ricontrollato per l'ennesima volta che tutto funzioni a dovere.Nella sala ritrovo dei piloti, incontro per la prima volta il capitano Joel Dobb, callsign  "Stitch" un simpaticissimo giovane con la mascella di Ridge e il sorriso contagioso, ha tra le mani una serie di mappe che stende sul tavolo, riconosco il lago di Garda e la pianura Mantovana, per trenta minuti parliamo del percorso e delle manovre che effettueremo, manovre che si concluderanno con l'intercettazione dell' altro aereo che decollerà assieme a noi, ma che seguirà una rotta diversa. 
E' ora di pranzo, ci avviamo al Golf Club per mangiare qualcosa, ma non ho appetito ho lo stomaco contratto per la tensione, e poi penso che se mangio qualcosa non entrerò più nei pantaloni anti-g. I piloti insistono, - mangia qualcosa, è meglio avere lo stomaco pieno, attenua gli effetti del mal d'aria. - cedo e decido per un Club-sandwic  che mastico e rimastico all'infinito, proprio non vuol saperne di andare giù. Ormai è ora di andare, si ripete il cerimoniale della vestizione, si controlla l'efficenza delle connessioni del sistema anti-g , alla fine saliamo sul pulmino che ci porta alla
piazzola di parcheggio dell'F16. Attorno all'aereo si muovono i tecnici dello Squadrone per gli ultimi controlli. E' il momento delle foto  e delle strette di mano, ci raggiunge il Gen Hoffman sorridente allegro e disponibile come sempre. Facciamo qualche foto anche con lui.   

Finalmente salgo la scaletta che porta alla carlinga, dopo essermi sistemato, Joell  si accerta che le connessioni ai sistemi radio e anti-g siano state eseguite correttamente, stringe ancora le cinture di sicurezza e infine, mi ripete tutte le azioni che dovrò compiere durante rullaggio, decollo e poi in volo.


  Lui si posiziona sul seggioliino davanti e poco dopo  sento vibrare l'aereo, il potente motore Pratt e Whitney è  acceso.

 Il tettuccio si abbassa, sento fluire l'ossigeno all'interno della maschera; a terra l'assistente di volo in una sorta di balletto dove le braccia vorticano, a comporre strane figure nell'aria che hanno un preciso significato per il pilota, ci segnala che siamo "ready", Joell alza il pugno da cui sporge dritto il pollice, ci muoviamo verso la linea di volo. Sostiamo a bordo pista assistendo all'atterraggio di una pattuglia di F18 Spagnoli, pochi secondi di attesa, uno scambio di battute con la torre di controllo e il rombo del nostro motore aumenta sensibilmente, sento che l'aereo punta il muso verso terra, appena Joell stacca i freni il Fighting Falcon scatta in avanti sempre più veloce, ingoia i 2000 metri della pista in pochi secondi, stacchiamo le ruote dal suolo e nella cuffia sento una voce femminile che che strilla " Bingo...Bingo...Bingo" non faccio a tempo a sorridere divertito, perchè le mie guance fanno già tutt'uno con il casco, ho l'impressione che la carne si stia fondendo con le resine aramidiche, la mia schiena è parallela al suolo, significa che stiamo salendo a "candela" l'accelerazione è così forte che quasi non posso muovermi, siamo a 20.000 piedi, quasi 6 km di altezza, non ho neanche avuto il tempo di aver paura, che l'aereo sembra cadere nel vuoto. Uno, due, tre secondi e la macchina rombante si stabilizza, solo allora mi accorgo di essere a testa in giù, praticamente i piedi rivolti al cielo e la testa a terra, ho l'impressione di cadere, ma le cinghie mi tengono stretto al seggiolino. Un paio di giravolte e filiamo verso Treviso, la giornata è meravigliosa, il cielo terso e la visibilità perfetta. Tutto bene, sono ancora intero e mi godo questo straordinario viaggio bucando le nuvole bianche come il latte. Do un'occhiata ai visori verdi davanti a me l'orizzonte artificiale mi dice che stiamo virando di qualche grado, improvvisamente sullo schermo in basso a destra noto distintamente l'immagine di una pista di decollo, dove un aereo è in attesa del via libera, Joell  mi spiega che è l'aereoporto di Istrana , guardo in basso ma non lo vedo. Devo ammettere che gli  occhi elettronici dell'aereo sono davvero fantastici. Ormai siamo sopra il lago di Garda, Joell mi chiede se tutto va bene, rispondo affermativamente, e lui per tutta risposta affonda in avanti in una picchiata vertiginosa che mi manda lo stomaco in bocca, risolleva l'areo e compie una stretta virata, il sistema anti-g entra in funzione gonfiando i pantaloni e stringendo tutta la parte bassa del corpo. di nuovo le guance sembrano fondersi con il casco, non riesco neanche a sollevare il braccio e tanto meno a girare la testa. Ho volato con molti aerei, ma le sensazioni che provi a bordo dell'F16 sono indescrivibili. Il pilota evidentemente si diverte  sentendo i miei singhiozzi all'interno della maschera, -That's easy Massimo - cosa è facile? non faccio a tempo a chiederglielo, mi sento di nuovo schiacciare  dalla pressione e l'aereo compie un giro completo sul suo asse, poi sale e di nuovo  mi trovo a testa sotto, un looping perfetto, poi piega l'ala destra verso il basso e via con un altra virata stretta, l'aereo si assesta, e per qualche minuto riesco a respirare normalmente, mi azzardo anche a guardare di sotto, la pianura Mantovana verde e rigogliosa si stende sotto di noi. Un ronzio e un cicalino che provengono dagli strumenti di intercettazione indicano che abbiamo scovato l'atro aereo, e ancora a molte miglia di distanza, ma la "macchina" si è accorta della sua presenza. Riduciamo velocità, sollevo la visiera e cerco di individuare i nostri "soci". Il radar dice che arriveranno da Nord. Infatti. Ecco un puntino nero che va ingrandendosi sempre più, sono loro. Si affiancano a meno di dieci metri, così procediamo di conserva eseguendo alcune virate, non resisto alla tentazione di salutare il dott. Adamo, l'altro Comandante Onorario sull' F16 che ci affianca, risponde sollevando la mano, chissà se se la sta facendo sotto come me? Devo dire che all'atterraggio lui stava molto meglio di me. Ci salutiamo ancora, ognuno va per la sua strada. Quando siamo soli e per miglia e miglia il cielo è sgombro Joell porta l'aereo ad alta quota, - Massimo flight - e quì, devo dire in tutta onestà, ho rivolto una muta preghiera al buon DIO. Questa frase significa che il pilota mi cede i comandi dell'aereo.  
Con mano tremante afferro lo Stick  alla mia destra e con dolcezza lo porto in avanti iniziando a perdere quota, Joell è sempre pronto ad intervenire. Poi lo tiro verso di me, e l'aereo comincia a salire, una virata a destra molto larga, e per fortuna il pilota da un pò di gas perchè sento il "culo" dell'aereo che cade. Meglio che gli riconsegni i comandi, prima che mi faccia prendere dal delirio di onnipotenza. Inizia il volo di ritorno, quando sorvoliamo il Piave il mio pensiero va a chi volava su aerei di legno e tela. Pochi minuti e appare la brughiera  ai piedi del monte Cavallo, siamo a casa, le luci della pista si avvicinano, ci abbassiamosempre di più, tocchiamo terra e terminiamo la nostra corsa, meglio dire la nostra cavalcata, perchè l' F16 è un vero puledro di razza.

 

Durante il briefing di fine missione, ho raccolto il coraggio a quattro mani è ho confessato il mio terribile segreto  a "Stitch". Questo era il mio primo volo dopo "l'incidente" del I° Maggio 2001, Joell mi ha guardato, e il suo sorriso si è trasformato in una sorta di ghigno, quando guardando il mio biglietto da visita ha visto la foto del triposto Morane schiantato sul piazzale della chiesa.....ma questa è un altra storia.
Ah....non ve lo avevo ancora detto... quando sono sceso dall'F16, tutti hanno saputo cosa avevo mangiato a mezzogiorno.   Comunque se mi offrono di fare un altro "giretto" state sicuri che non dico di no.

Voglio ringraziare gli uomini e le donne del 510TH BUZZARDS per questa meravigliosa e unica esperienza, per il volo, per la loro amicizia e per il loro continuo servizio alla causa della Libertà

Voglio ringraziare anche il 555th Triple Nickel perchè è dalla loro area operativa che è partito il volo, e anche perchè sono dei ragazzi dannatamente simpatici.

 

 

 

 want to thank all the ladies and gentlemen of “510th Buzzards” for this wonderful and unique experience, for the trips they gave me, for their friendship and for their continuous service in the cause of Liberty. 
 

                                                                                                                Buzzards Rule!

 

I must also express my gratitude to “555th Triple Nickel”, because it has been from their command building and from their shelter that my flight took off, and most of all, because they are damned nice guys.
 

Flying.........finally flying.

 
The early morning air is fresh. Dew pearls twinkle in the wide meadows around the bulky shelters where the fighters are moored. The sun is rising, and the powerful floodlights, which have lighted up the area during the night, are switched off, one after the other. Quick ghosts in camouflaged uniforms open the heavy armored doors of the shelters. You can hear the noise and excitement of a new workday starting. At this point, I see Paolo popping out of the squadron command building: He waves me a welcome sign and heads up towards me, followed by a Air Force Major, who is going to teach us the basic principles of survival. We hasten to the shelter were we receive our briefing on what to do should any unexpected event occur.

Paolo is a key figure in Aviano: He is in charge of the 31st Fighter Wing public affairs. We know him well, and appreciate his efficiency and helpfulness, and more than anything his patience in carefully translating everything for the benefit of abusers of the English language, like myself. We enter the shelter, and the heavy  doors are closed behind us. 
A F 16 flight simulator with the canopy lifted up is waiting for us to slide into. I listen, to the patient voice of the Major
Andy "Popeye" Hansen
, who explains a number of things we are supposed to know in order to be able to fly: The names and functions of a lot of switches, levers and warning lights. The black/yellow handle protruding between our legs is by far the most teasing one: it activates the ejection system, which would shoot my seat and myself out of the aircraft, should the pilot give the order, I hope never to hear: bail out, bail out, bail out! And I wonder whether I would have the nerve to pull it! The oxygen feeding actuator is somewhere behind my right elbow: reaching for it, wearing my astronaut-like apparel, requires a contortionist-like move I hardly expected to be able to do. Also at my right side, the anti-G suit I wear, is connected to its proper outlet, and a couple of levers allow me to adjust my seat. On the left side, I see the beautifully simple control board of the communication system and the activating control knob of the ejection system, the one I am supposed to cock before taking off. This is a point on which the Major spent time emphasizing. I can understand all this, thanks to Paolo’s careful translation, and I pay the greatest attention to everything, endeavoring to memorize as much information as possible: but time is running out, and we are already being briefed on survival techniques should we eject over water.
We leave the simulator and approach a kind of fully equipped tailor’s dummy, hanging from the ceiling in its parachute harness: here we learn that our equipment also includes a hand-held transmitter, several flares, an inflatable raft and even the famous shark repellent.

We realize that it’s ten o’clock, and at this point we are expected at medical center, where our physical ability to fly under stress will be accurately checked. The physician is giving my martial bearing a desperate look: he probably realizes that my only physical exercise consists of getting out of my bed every morning. But we manage to overcome this obstacle. It’s time for us now to put on our flight and anti-G suits, and to have our head and face measured in order to be issued a properly fitting flight helmet and mask. If the physician was giving us a desperate look, the sergeant in charge of apparel looks very amused. She must have been asking herself why the hell somebody wanted to dress in pilot attire a guy who in her opinion could only have been used as ballast. Anyhow, after I put on my suit, she started pulling laces, and after some long minutes of hard work even my tubby figure has become acceptable. The same fitting is performed with the helmet. In my frantic attempt to help, I break the only pair of glasses I brought with me, sentencing myself to half-blindness like Mr. Magoo. While I try to thank the lady for her help, she quickly removes my suit, which I will get back after the briefing with the pilots. And my tubby figure gets tubby again.

In a briefing room I find other pilots, among them Captain Joel Dobb, call sign “Stitch”, a nice young man with a Ridge-type jaw and an appealing smile, who lays on the table a map on which I immediately spot the Garda Lake and the Mantua plain. For thirty minutes we discuss our course, which will end by intercepting the other aircraft, which will follow a different flight path.
Its lunch time and we reach the golf club for a snack, but I am too tense to be hungry, and I fear that if I eat anything the flight suit will not fit me any longer. Following the pilots’ insistence, and their statement, that a full stomach is an insurance against air sickness, I decide on a club sandwich. It’s time to go: we go again through the ceremony of dressing up, everything is carefully checked once more, and at last we seat in the van which will take us to our F 16s. The Squadron technicians are busy around the aircraft for the pre flight checks.
 It’s now time for hand shaking and picture snapping. General Hoffman, as kind and friendly as usual, joins us for a few pictures.

I climb up the ladder leading to my seat: I slide into it, and Joel checks that all connections are properly connected. He fastens my seat belt even more, and gives me the final tips for take off and for the flight.  He takes his place in the front seat: after a few seconds, the frame vibrations denote that the powerful Pratt & Whitney power plant has started running. The canopy is lowered, and I feel oxygen flowing through my mask. Following the mysterious (for me) manual signs of the ground crew, to which Joel answers “thumb up”, we move towards the flight line. Here we stop to give way to a group of landing F 16s boosting Spanish colors.  
Permission is granted from the control tower, and the motor’s voice goes  quickly up. As soon as Joel releases the brakes, the Fighting Falcon springs forwards and swallows in a few seconds a mile and a half of flight line: we are suddenly air borne, while a girl’s voice screams “ Bingo…Bingo…Bingo…”: but I haven’t even the time to smile: my cheeks seem compressed against the helmet, and feel that my back is on line with the ground: I understand that we are climbing vertically, the acceleration is so violent that I can’t make any movement: in the twinkling of an eye we reach 20.000 feet, 6.000 meters! I haven’t even had time to get scared, and suddenly the aircraft plunges down. In another eye twinkling it’s on a straight course, but I understand that I am upside down, my feet towards the sky and my head towards the ground. The centrifugal force is making me feel upright, and the ground looks to be up in the sky, from which the mountains are hanging down. A few more turns and we speed towards Treviso. The day is wonderful, visibility is perfect. Everything’s OK:  I’m still held together, and am enjoying this fantastic experience, piercing trough milk-white clouds.I have a quick look to the screens in front of me while the pilot informs me that we are turning a few degrees. On the lower one I identify a flight line: “he” tells me that it is Istrana airport: I look down, but I can’t see it. I must admit that the electronic eyes of the aircraft are really great. We are now over the Garda Lake. The pilot asks to me whether everything’s OK: at my affirmative answer, he plunges down in a terrific dive, turns up the aircraft again and makes a narrow turn, causing the anti.G to inflate, squeezing my lower half, again my cheeks seem to melt into the helmet, and I realize that I can’t either lift an arm or turn my head. I have flown in many aircraft, but the sensations one can feel on an F 16 are unique. The pilot is amused at hearing my gulping inside the mask: “that’s easy, Max” – What the hell is easy? But I haven’t got the time to ask the question: I feel crushed by the pressure again, while the aircraft performs a complete revolution on its axis, then climbs up again and I find myself upside down. It was a perfect loop, but now it lowers its right wing in another narrow turn. It stabilizes on a straight course and for a few minutes I can breathe regularly: I even dare to have a look to the Mantua plain underneath. An acoustical warning from the intercepting systems informs us that we have found the other aircraft: it’s still miles away, but the wonderful machine has spotted it up north. We reduce speed, and I start looking out, trying to spot our buddies. There it is, a little black spot getting bigger and bigger. They close up to less than ten meters, and I wave my hand to the other honorary commander, Doctor Adamo, who returns the greeting. I wonder whether he is as scared as I: I must admit that after the landing he looked much better than I. We greet each other again, and everyone goes ahead on his course. Here we are alone for many miles, and the sky is completely free: Joel pilots the aircraft to a higher altitude, and I must admit that at this point I addressed a silent prayer to our Lord, because the pilot was going to entrust to me the control of the aircraft. With a trembling right hand I grab the stick. I carefully move it forward, causing the craft to loose altitude. I pull it back to me, and it starts climbing: a very large turn and the pilot helped by giving some throttle. Better I give the controls back to him, before I get caught by a delirium of omnipotence. 
 We start our return flight, and while we fly over the Piave River my thoughts go to the courageous ones who used to fly on fabric aircrafts. In a few minutes we spot the moor at the feet of mount Cavallo: we made it home. The flight line lights are getting closer, we reduce altitude and eventually we touch the ground and thus complete our ride on the great war horse.


During the debriefing I confessed to Stitch that this had been my first
 flight after the May 1st crash: he looked into my eyes but his laugh faded off when he saw on my visit card the Morane three-seater crashed on the Church square. But this is another story.

 

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